Comprati e venduti. Storie di giornalisti, editori, padrini, padroni

9 aprile 2017

Durante l’ultima giornata del Festival la Sala Raffello dell’Hotel Brufani accoglie il panel discussion sul nuovo libro di Claudio Fava, giornalista e vicepresidente della Commissione Antimafia: “Comprati e venduti. Storie di giornalisti, editori, padrini, padroni”. A dare voce alle riflessioni sul modo di fare giornalismo in un Paese lacerato dalla violenza delle mafie sono Antonio Crispino, collaboratore del Corriere.it, Riccardo Orioles, direttore responsabile Telejato e Ciro Pellegrino, redattore Cronaca di Fanpage.it; purtroppo Claudio Fava non è potuto essere presente.
Siamo in un momento in cui il giornalista è costretto a fare la fame e “È interessante capire da quanto la questione economica nel mondo giornalistico è diventata di secondo piano per l’opinione pubblica e per le istituzioni, da quanto il problema sono solo le Fake News, l’engagement.
“Riccardo voglio chiederti non del libro ma della tua esperienza personale come giornalista, riportare la platea a quel clima che c’era un tempo e capire se tutto questo esiste ancora” chiede Ciro Pellegrino a Riccardo Orioles che risponde “Io insieme ad altri eravamo giornalisti che non avevamo fatto la scuola di giornalismo ma eravamo molto bravi: eravamo piuttosto arcaici, fermamente convinti che il giornalista, con tutto quello che rappresentava, non poteva avvicinarsi ai terminali. La nuova ideologia non è qualcosa che qualcuno ha dettato ma una cosa che si è delineata poco a poco”.
Viene introdotto, sempre da Ciro, Antonio Crispino: “Cosa fa il giornalista che pretende di raccontare le cose di tutti i giorni, di andare nelle nostre periferie a fare un’intervista su argomenti che poi solo dopo mesi e mesi ritroverete nei giornali? Lui ci è andato ed è qui per raccontarci cosa ha vissuto”.
Esordisce così Antonio: “Dico subito che non sono un fenomeno, non sono uno di quelli che quando gli chiedono se hanno paura della mafia dicono che non bisogna avere paura perché lo stato ti tutela e simili, io sono uno di quelli che ha paura e per dirla alla Troisi ‘Davanti alla minaccia di un dolore fisico, consegno le armi e me ne vado ’. Purtroppo periodicamente mi trovo in queste situazioni indecifrabili, non ci troviamo lì per tutelare, difendere un diritto, un giornale: io sto lì a difendere il mio strumento di lavoro, ossia la telecamera, consapevole che se mi distruggono la telecamera ho il duplice danno di ricomprare la telecamera e il mancato guadagno. Ovviamente essendo un lavoratore autonomo, il danno è tutto mio”.
Ad esempio di ciò Crispino racconta l’episodio in cui si trovava in provincia di Napoli a seguire una manifestazione di protesta dove un centinaio di persone gridavano alla legalità, radunandosi di fronte ad un’azienda che da 15 anni è costretta a chiudere periodicamente a causa dei miasmi che diffonde nell’aria, tali da mandare persone all’ospedale. Dopo essersi recato sul posto, Crispino si rende conto che la vicenda era sempre stata raccontata solo dal punta di vista dei Carabinieri, dell’USL, della polizia; decide quindi di chiedere all’amministratore delegato della ditta “Come fare a riaprire nonostante i sequestri? Come fate a non andare in galera?”. La domanda non viene gradita e il giornalista viene fatto afferrare e “succede quello che potete immaginare, mi hanno ricoperto di mazzate” afferma. Il giorno successivo, quando si reca da quelle persone che erano presenti al momento dell’aggressione per recuperare il materiale necessario a sporgere denuncia, si sente dire “il video si è cancellato”, “ho solo ripreso il prima e il dopo”. Persino il maresciallo che lo ha accolto alla porta   per la denuncia dice “un po’ te la sei andata a cercare, dovevi portarti qualcuno con te”. “Se passa l’idea che un giornalista prima di andare in un posto deve chiedere l’autorizzazione si ribalta completamente l’idea di giornalismo in cui credo, non è un fatto normale” riflette.
Ma durante il tuo lavoro ti sono mai capitate proposte indecenti “Io penso che tutti i colleghi possono raccontare di storie di lavoro fatto per anni a titolo gratuito, che purtroppo va fatto perché se te ne vai dal quel giornale perdi quel poco capitale che hai creato, il capitale umano, il rapporto umano con il giornale e la redazione, ti perdi una possibile collaborazione futura.”
Ciro Pellegrino afferma inoltre che uno dei meriti di questo libro è parlare non solo di giornalismo ma di editori impuniti, l’editore è stato bravo a diventare invisibile: si parla solo di giornalisti senza parlare mai di editori, di padroni”.
Concludendo con un estratto del libro di Claudio Fava "I giornalisti che in questi anni hanno subito avvertimenti, minacce, scomuniche ci hanno consegnato parole di solitudine più che di preoccupazione. Si racconta un sistema di poteri (non solo mafiosi) che continuano a considerare come un fastidio ogni voce libera, ogni cronista con la schiena dritta, ogni racconto che non si pieghi all'adulazione e alla menzogna."

Virginia Morini