L’estate sta finendo (e arrivano gli ad blockers): 10 tracce sui media che cambiano poco

25 settembre 2015 english version

di Andrea Iannuzzi - dal blog PuntoNave

foto via Flickr

Pensieri di fine estate. L'impressione è che nel mondo dei media l'innovazione stia un po' segnando il passo. Siamo in un periodo di bonaccia, nella speranza che il vento torni a portarci verso il bel tempo ma con il timore che all'orizzonte si profilino ancora nubi di tempesta. C'è bisogno di spinta, cioè di denaro: forse per questo la sperimentazione continua sta vivendo un momento di pausa, mentre editori e giornalisti si concentrano sui modi per rendere sostenibile il business dell'informazione digitale.

Se siete interessati al tema e durante l'estate avete pensato ad altro, ho provato qui a riassumere alcuni spunti di riflessione in forma di "top ten". Buona lettura.

1. Il fantasma degli ad-blockers

Partiamo dalla fine. Se ne parla moltissimo in questi giorni, dopo che Apple - nei suoi ultimi aggiornamenti di sistema operativo, sia desktop che mobile - ha introdotto i cosiddetti ad-blocker, cioè software che consentono di navigare in rete eliminando i banner pubblicitari dai siti che si visitano. Una manna per l'utente, che non viene più infastidito da invadenti "pop-up", annunci che non gli interessano, con due vantaggi immediati: la velocità di caricamento dei contenuti - specialmente su mobile - e l'illusione di una maggiore privacy. Non sfugge però a nessuno l'altra faccia della medaglia: se ogni utente può facilmente eliminare i banner pubblicitari dalla propria navigazione, gli inserzionisti non saranno più disposti a pagare quei banner e i titolari dei siti - gli editori in particolare - perderanno la principale fonte di ricavi sul web. La preoccupazione, nel mondo di internet, è ai massimi livelli. Qualcuno,  come il Washington Post, ha deciso di dichiarare guerra agli ad-blocker, impedendo l'accesso ai propri contenuti da parte di chi li usa. Altri, come il Salt Lake Tribune, hanno invece fatto un patto/scommessa con i propri lettori: vi offriamo il sito senza pubblicità, in cambio di 10 dollari al mese. Ma la maggior parte degli editori continua a pensare che l'unica salvezza sia quella di diversificare le fonti di ricavo (più facile a dirsi che a farsi), cercando di dipendere sempre meno dalla pubblicità tradizionale. Vediamo alcuni esempi.

2. 52 idee per riempire il salvadanaio (e altri spunti)

Eventi, newsletter, membership, servizi, contenuti premium. Ecco una carrellata di esempi e tentativi da studiare per cercare di far quadrare i conti nell'editoria digitale. In alternativa si può anche puntare sulla pubblicità tradizionale, seguendo però il modello del sito Charlotte Agenda: meno inserzionisti locali e più partnership con grandi brand disposti a investire sul medio-lungo periodo. Un altro modello che si sta testando in Europa è quello dei micropagamenti per singoli contenuti (una sorta di "itunes" delle notizie). A svilupparlo è stata la piattaforma olandese Blendle, che ora allarga i propri confini alla Germania. Se comunque siete curiosi di sapere "chi sta facendo i soldi e chi no" nel business del giornalismo locale online, qui c'è una lista curata di siti, divisa per fasce di fatturato.

3. Nuove figure redazionali: l'engagement editor

Non basta avere le notizie migliori per avere successo. Quello che conta è ottenere l'attenzione dei propri lettori in un mondo stracolmo di informazioni. Ecco perché molte redazioni si stanno attrezzando per "vincere" la sfida dei social media, sempre più fondamentali nella raccolta, verifica e soprattutto distribuzione dei contenuti. E una figura centrale è diventata quella del cosiddetto "audience engagement editor": un ruolo che può essere declinato in vari modi ma che, restando nelle nostre realtà, ci obbliga a dedicare maggiore attenzione alla gestione della nostra presenza social, in particolare su twitter e facebook. Se volete qualche informazione in più su cosa sia l'engagement editor, il suo ruolo e la sua crescente importanza,  qui potete trovare un utile compendio.

4. Notizie geolocalizzate: la app Blockfeed e l'esempio del Charlottesville Tomorrow

Sfruttare le potenzialità degli smartphone è diventata una sfida prioritaria anche per gli editori: c'è un potenziale lettore in ogni possessore di telefonino, il problema è come riuscire a fornirgli i giusti contenuti quando e dove gli servono. Una startup di New York, chiamata Blockfeed, sta provando a sfruttare le potenzialità della geolocalizzazione per distribuire notizie locali e iperlocali. L'idea è abbastanza semplice: la app è un aggregatore di notizie che utilizza la posizione del lettore per offrirgli informazioni utili - avvenimenti, appuntamenti - relative all'area in cui si trova, con una precisione che può arrivare anche al singolo quartiere o strada. C'è già chi sta provando a usarlo: il sito Charlottesville Tomorrow ha sottoscritto una partnership con Blockfeed. La app ha ovviamente una vocazione social, per cui le notizie trovate nella propria zona possono essere poi condivise, commentate con il resto della community, anche votate.

5. I pesticidi della California: come coinvolgere i lettori in un'inchiesta

Che cosa significa coinvolgere la comunità nel lavoro giornalistico? Un esempio arriva dal Center for Investigative Reporting (CIR), che ha realizzato un'inchiesta sui pesticidi nelle fragole coltivate in California e ha trovato modi originali per farla conoscere: ha realizzato una app con la quale ognuno poteva sapere quali e quanti pesticidi venivano usati nella propria zona, ma ha anche prodotto una piece teatrale per raccontare e mandare in scena la storia. In altri casi il CIR ha utilizzato poeti e storie a fumetti per dare forma al proprio giornalismo investigativo.

6. Gli anniversari: nuove idee per connettersi con i propri lettori

Il decennale di un evento, di una tragedia è sempre un momento importante per una comunità locale e per i media che coprono quel territorio. E ogni volta ci si chiede come rendere al meglio il servizio alla memoria e al tempo che passa. L'ecosistema digitale ci consente di provare a coinvolgere i protagonisti molto più che in passato, facendoci aiutare sia nella raccolta di materiale che nel modo di raccontare. Ecco alcuni esempi presi da grandi anniversari di eventi negli Usa, dall'uragano Katrina all'11 settembre.

7. Commenti? Meglio le domande: l'esempio di "CuriousCity" a Chicago

Da tempo abbiamo imparato ad aprire i nostri contenuti ai contributi dei lettori, in particolare attraverso i commenti, non senza effetti collaterali spiacevoli (la necessità di moderarli, i troll, il rischio che il dibattito ci sfugga di mano). Molti siti, calcolati costi e benefici, hanno addirittura deciso di eliminare i commenti dagli articoli, spostando il dialogo con gli utenti sui social media: qui un bilancio di come è andata e di quali lezioni sono state apprese. In ogni caso, anche i commenti rientrano in un processo tradizionale di costruzione della "notizia", nel quale il lettore arriva sempre alla fine: prima come semplice consumatore del nostro prodotto, oggi come interlocutore. Ma se invece la sfida fosse quella di mettere il lettore all'inizio del processo informativo? È quello che stanno provando a fare a WBEZ, una radio locale di Chicago che ha lanciato il progetto Curious City: le inchieste e i servizi non sono decisi a freddo dalla redazione, ma vengono realizzati per rispondere alle domande poste dagli ascoltatori e votate dalla community online.

8. Sulla membership, ovvero la necessità di essere utili

Sembra banale, ma pensare che basti dare le notizie per farsi "pagare" dai propri lettori è una pia illusione. Ecco perché, se immaginiamo nuove forme di "affiliazione" dei nostri utenti, chiedendo loro un contributo o comunque una prova di fiducia - che li spinga a darci i loro soldi o almeno i loro dati - dobbiamo dimostrare di poter essere utili alla loro vita quotidiana, di avere un impatto sul mondo che li circonda. E' un tema caro a Jeff Jarvis, uno dei più importanti docenti di giornalismo in circolazione, che in questo articolo torna sull'argomento cercando di spiegare cosa possono fare i media per i propri lettori e cosa possono ricevere in cambio. Alcuni esempi di membership realizzati da siti locali sono riassunti in questo post di Matt De Rienzo: Berkeleyside.com ha il 20 per cento dei propri ricavi dalle donazioni volontarie dei lettori; Voice of San Diego è riuscito a coinvolgere la propria comunità nel crowdfunding, spiegando quale fosse l'importanza di essere un'organizzazione no profit (il sito ha il 18 per cento di ricavi dalla membershi, il 18 dagli sponsor, il 26 da "grandi donatori" e il 38 per cento dalle fondazioni).

9. App, strumenti e curiosità dalla rete

Spunti finali di lettura: la app "Tap for news" che consente di avere le notizie di giornata condensate in brevi video di 15 secondi: non devi scegliere, selezionare, navigare, basta un colpo di polpastrello per essere informato; la storia del falso account Instagram di un migrante che era in realtà una campagna mediatica per un festival di fotografia; nuovi strumenti per lavorare sui social media realizzati dalla NPR; The Trace, il sito creato esclusivamente per raccontare il dramma delle sparatorie negli Stati Uniti, tenendo il conto di tutti gli "incidenti".

10. Bonus track: il futuro dell'informazione in 10 titoli

Vi lascio con questo post di Ken Doctor che analizza quello che potrà accadere in autunno nell'ecosistema dell'informazione: le grandi compagnie di telecomunicazioni  e media (AOL, NBC) che investono sulle startup e sulle nuove stelle digitali (Buzzfeed, Vox Media), riportandosi al centro della scena; l'arrivo di Apple News che cambia l'esperienza informativa dei possessori di iPhone e iPad; il sorpasso di Facebook su Google come principale fonte di traffico per i siti.

Buona lettura, prossimo appuntamento a ottobre dopo la conferenza ONA di Los Angeles.