Imparare il giornalismo dai dati

23 febbraio 2012

In Rete sono disponibili masse sterminate di dati - e altre si aggiungeranno tramite la sempre maggiore implementazione di politiche di open government e open data in tutto il mondo. Ma, come scrive David Weinberger in 'Too Big To Know', «l'informazione è per i dati ciò che il vino è per la vigna: il suo delizioso estratto e distillato». Imparare a produrlo - cioè fare 'data journalism' - è sempre più una competenza indispensabile per i giornalisti, come dimostrato dal caso WikiLeaks: una sfida rappresentata da centinaia di migliaia di cablo e documenti riservati da decifrare, contestualizzare e presentare in maniera comprensibile.

Di più: come sottolineato in un panel dell'Online News Association, il 'data journalism' è «una delle competenze fondamentali» per chi intenda fare informazione oggi. Non stupisce dunque che il Guardian, sul suo Datablog, abbia steso un decalogo per spiegarne le caratteristiche fondamentali (tra cui è bene sottolineare che non serve essere programmatori per farlo bene). E che l'European Journalism Centre e la Open Knowledge Foundation abbiano coordinato gli sforzi per mettere a punto un apposito manuale.

Proprio grazie alla collaborazione con loro, il Festival Internazionale del Giornalismo ha previsto, nel programma dell'edizione 2012, una 'scuola di data journalism' le cui 'lezioni' si dipaneranno attraverso tre panel e cinque workshop - oltre a una sessione di presentazione dei 30 candidati al 'data journalism award 2012'. Presenze costanti in 'cattedra' saranno Liliana Bounegru, coordinatrice del progetto per l'European Journalism Centre, e Lucy Chambers, community coordinator alla Open Knowledge Foundation. Ma i diversi interventi, che saranno raccontati anche su Datadrivenjournalism.net e sul blog della stessa Fondazione, vedranno la partecipazione di figure chiave del settore a livello globale.

Insieme al premio Pulitzer Sarah Cohen e al direttore del Datablog del Guardian Simon Rogers, oltre alla giornalista di Radio 3 Scienza Elisabetta Tola, parleranno del passaggio dal 'precision journalism' al 'data journalism'. Con i giornalisti di Deutche Welle e ProPublica, Mirko Lorenz e Dan Nguyen, e con il direttore della sezione 'interactive news' del New York Times, Aron Pilhofer, spiegheranno come e perché il 'data journalism' offra alle redazioni soluzioni innovative per uscire dall'impasse dei modelli tradizionali, al collasso. Il terzo dei panel previsti, tutti gratuitamente aperti al pubblico, illustrerà gli strumenti che consentono a chiunque di diventare un 'data journalist'. Vi prenderanno parte anche Caelainn Barr, di Citywire.co.uk, e il giornalista di Wired Guido Romeo.

A completare l'esperienza saranno i cinque workshop, cui è possibile chiedere l'accesso tramite un apposito modulo, all'Hotel Sangallo di Perugia. Dal concetto di 'scraping' (raschiatura) al 'precision journalism'; dai modi per rendere accattivanti i dati a quelli per utilizzarli al meglio per raccontare storie; fino alle modalità di presentazione di informazioni sulla spesa pubblica: gli argomenti trattati forniranno ai partecipanti nozioni preziose per addentrarsi in quello che il Guardian non esita a definire «uno standard» del giornalismo. Il tutto impreziosito dalla partecipazione del premio Pulitzer Steve Doig.