Tasini: “Huff Post sta diffondendo la malattia del ‘lavora gratis’ in tutto il mondo”

18 aprile 2012

I contenuti di qualità devono essere pagati

La sfida dei nuovi modelli di business online secondo Jonathan Tasini.

Per la prima volta in Italia, Jonathan Tasini sarà ospite al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia in un panel La sostenibilità economica del giornalismo digitale: problemi e prospettive realizzato in collaborazione con Etalia. Per oltre vent'anni ha lavorato negli Stati Uniti come authors' advocate nel mondo dell'informazione e dell'editoria; ha guidato e vinto la decisiva battaglia per i diritti digitali contro The New York Times e oggi è impegnato in una causa legale contro l'Huffington Post con cui ha collaborato per alcuni anni. La disputa con Arianna Huffington nasce nel febbraio 2011 quando l'Huffington Post viene comprato da AOL per 315 milioni di dollari; Tasini si mette a capo di un gruppo di blogger e autori per rivendicare il ruolo di oltre 9.000 persone che collaborando gratuitamente con il celebre blog ne hanno permesso il successo e quindi la sua quotazione multimilionaria.

La crociata dei bloggers - sostenuta anche da Newspaper Guild e Writers Union - chiede alla testata un risarcimento di 105 milioni di dollari da destinare a tutti coloro che hanno fatto il successo della rivista, senza vedersi però riconosciuto nemmeno un centesimo. L'Huffington Post ha sempre replicato che un'azione legale di questo tipo è completamente infondata perchè i blogger grazie alla piattaforma hanno potuto godere di una enorme visibilità e non si è violato alcun accordo. La Corte di New York ha recentemente dato ragione all’Huffington Post, ma la battaglia di Tasini prosegue. Da Sydney dove sta scrivendo il suo quinto libro, Jonathan Tasini risponde in anteprima a qualche domanda.

Quali sono i problemi principali per un giornalista digitale oggi?
Dipende se si intende un giornalista web che ha un lavoro a tempo pieno presso una testata o un giornalista freelance. I giornalisti che lavorano full time presso una testata hanno visto incrementare notevolmente la loro mole di lavoro negli ultimi anni, normalmente senza un compenso aggiuntivo. Le scadenze quotidiane proprie dell'era della carta stampata si sono tramutate in una richiesta continua di nuovi post e di tweet costanti. Ci sono enormi aspettative: è la nuova versione del giornalista a tutta velocità in catena di montaggio. Per il giornalista freelance si riduce tutto più semplicemente a “lavora per noi gratuitamente”. Se il giornalista freelance poi lavora per il suo blog personale, allora nasce la questione di come monetizzare i contenuti: c'è della pubblicità da qualche parte là fuori?

Cosa ci può dire della sua causa legale con l'Huffington Post? Come saprà, arriverà presto anche la versione italiana dell'HuffPo grazie a un accordo con uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, cosa ne pensa?
L'Huffington Post è un cancro che sta diffondendo la sua malattia del “lavora gratis” in tutto il mondo. Produce benefici solo per i suoi proprietari. Deve essere debellato. Vorrei davvero raccomandare a tutti i giornalisti di boicottare l'Huffington Post ovunque voglia aprire, inviando un messaggio chiaro anche agli inserzionisti: perderai parte del tuo business se vai a fare pubblicità sull'HuffPost finché questo sfruttatore della manodopera dei giornalisti non inizierà a retribuire le persone.

Cosa ne pensa di “efficaci modelli di business” per valorizzare adeguatamente i contenuti on line prodotti dai giornalisti? C'è una soluzione a questo problema?
L'espressione “modelli efficaci di business” è un eufemismo per indicare che è necessario spremere  il più possibile la produttività delle persone per ottenere profitto. Credo che l'unico modo per compensare i modelli di business sia quello di formare dei “nuovi sindacati” per controbilanciare il mercato, grazie a organizzazioni collettive che possano assicurare a chi lavora una giusta retribuzione.

La nuova piattaforma Etalia vuole provare a essere una delle soluzioni a questi problemi, cosa ne pensa del suo modello?
Ogni nuovo modello di business che voglia dare agli autori un ruolo di primo piano e che permetta una giusta retribuzione a chi effettivamente produce cultura e giornalismo è - a mio avviso - una buona via da perseguire. Etalia cerca di mettere in contatto gli autori con i propri lettori; non posso che sostenere una realtà che cerca di retribuire in maniera equa chi produce i contenuti. Insieme a una efficace strategia di business credo sia necessario sostenere la capacità del singolo autore nel mercato e nel suo luogo di lavoro. È il solito detto: “se un albero cade nella foresta e nessuno è lì intorno per sentirlo...”. Con l'incredibile quantità di contenuti che c'è la fuori, come può oggi il singolo autore trovare i suoi lettori? Non riesco proprio a immaginarmi un sistema puramente tecnologico che possa funzionare senza l'apporto di un efficiente modello di marketing basato sul “capitale umano”.