Quando gli hacker hanno sete…
30 aprile 2012Al festival del giornalismo c’erano gli hacker. Sono arrivati a Perugia per spiegare ai giornalisti come utilizzare proficuamente le tecnologie di protezione delle informazioni nello svolgimento del loro lavoro. Anche per divertirsi ovviamente, come sempre.
Essere un hacker non significa solo essere esperti di un argomento, tecnologia in questo caso, ma soprattutto guardarsi attorno con un occhio diverso, è uno stato mentale che porta ad individuare problemi dove gli altri non li vedono, a saper risolvere un problema in modo efficace, inaspettato, magari fantasioso… spesso divertendosi…
Per questa ragione, sabato notte, quando alle due del mattino tutti i bar hanno chiuso, volendo proseguire la serata assieme, potendo gustare ulteriori altri drink, si è deciso di dover trovare un sistema per risolvere la situazione.
Abbiamo pensato che uno degli hotel che ospitavano il festival, un hotel con molte stelle, di certo avrebbe servito ancora qualche bevanda ai propri clienti. Purtroppo nessuno di noi era alloggiato in quell’hotel. A questo punto nasce l’idea: se ci fingessimo clienti, di certo troveremmo il modo di farci servire al bar.
Da un veloce brainstorming si scopre che un amico, già a letto da ore, è davvero alloggiato in quell’albergo. Ma svegliarlo sarebbe maleducato. Per questo decidiamo di applicare all’hotel una tecnica, quella dell’ingegneria sociale. Vorremmo verificare se, oltre a rimediare qualche altro cocktail, sia possibile utilizzare una tecnica di attacco alle aziende, per rubare le informazioni, anche per divertirci un po’ in modo goliardico.
Per questa ragione un amico diventa immediatamente “Pic”, diminutivo del cognome dell’amico che dorme. La moglie al quinto mese di gravidanza di un altro relatore diventa sua moglie. E ci si reca tutti assieme al bar.
“Pic” inizia a fare lo splendido: legge sulla targhetta della cameriera il suo nome, “Marcella”, ed inizia a recitare: “Ciao Marcella, come stai? ti ricordi di me? ero in questo hotel anche lo scorso anno, sempre per il festival del giornalismo! Sei stata gentilissima lo scorso anno, inoltre sei bravissima a preparare i cocktail. Senti sono qui con mia moglie ed un po’ di amici, ai quali vorrei offrire da bere per festeggiare la prossima nascita di mio figlio! Ci dai una mano?”.
Inutile dire che “Marcella”, sorride e ci aiuta. Resta un problema: addebitare il conto sulla camera corretta, per rendere ancora più verosimile la messa in scena. Un altro amico, per questa ragione, si reca alla reception e chiede al portiere di notte di poter lasciare un messaggio al vero “Pic”. “Sa”, dice il nostro amico, “abbiamo bisogno di comunicargli una variazione al suo intervento di domani, quindi sarebbe davvero importante ricevesse questo messaggio domattina, non appena scende a fare colazione”. Il portiere prende nota del messaggio ed infila il foglietto nella casella della camera di “Pic”. Camera 329. Bingo.
Avvisiamo il finto “Pic” del suo numero di camera e proseguiamo la festa fino alle quattro del mattino, quando “Marcella” ci fa notare che deve davvero chiudere il bar. “Pic” dà il numero di camera, firma la sua ricevuta, ringrazia una “Marcella”, felice di avere aiutato un cliente abituale.
Lo scherzo è riuscitissimo, torniamo tutti in albergo sorridenti, chiedendoci già che faccia farà “Pic” il giorno dopo.
Al check-out “Pic” riesce a dimostrare di non essere stato il committente di quelle consumazioni e a farsele stornare dal conto (“Senta, in quattro giorni ho bevuto solo the verde ed ho offerto crodini, posso avere bevuto sei Armagnac pregiati in una sera? e poi questa firma, le sembra assomigli alle precedenti?”).
Uno scherzo è bello se nessuno ne resta vittima, per questa ragione il giorno seguente, dopo il check-out del vero “Pic”, torniamo al bar dell’hotel e saldiamo il conto della sera prima, di fronte ad un personale dell’hotel incredulo e ad una “Marcella” divertitissima. Non si aspettavano che qualcuno si sarebbe presentato a saldare quel conto…
Potremmo proseguire il racconto elencando in quanti altri hotel in giro per il mondo, in Italia, in Europa ed in altri paesi lontani siamo riusciti a fare cose simili. Ad esempio a farci consegnare le chiavi della camera di un amico… Per questo mi fa sorridere la figlia di un nostro amico che vedendo la moglie di uno speaker consegnare la chiave della camera alla reception chiede sorpresa “Ma non porti la chiave con te? Papà ci dice sempre di portarla con sè, di non lasciarla mai in albergo”.
Abituatevi a pensare sempre a cosa potrebbe succedere nei luoghi ove vi recate, a chi potrebbe fare cosa usando il vostro nome.
O la prossima volta potreste non essere in grado di farvi stornare un addebito notturno, come ha fatto “Pic”.
Hacker’s Corner
NB: abbiamo di proposito omesso il nome dell’hotel e storpiato i nomi per non rendere la situazione riconoscibile. Tuttavia il vero “Pic” ha una fotocopia delle ricevute notturne da appendere nel proprio studio: chiedetecele, ed addebiteremo qualcosa anche sulla vostra camera ;P





