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Wadah Khanfar sulla Primavera Araba e le rivoluzioni sui social media

6 maggio 2012

di Intervistato.com

Per la serie Intervistato Journalism Festival, direttamente dal Festival del Giornalismo di Perugia, abbiamo avuto il grande piacere di intervistare Wadah Khanfar, ex direttore generale di Al Jazeera e attualmente presidente del Sharq Forum.

Innanzitutto abbiamo chiesto a Wadah come mai Al Jazeera ha cominciato a occuparsi di attività online: è stata vista una enorme opportunità di stabilire una relazione vera con l’audience attraverso i social network, specialmente perché Al Jazeera non aveva una buona relazione con i governi, e non ha ottenuto il permesso ufficiale di coprire le storie. Ci troviamo, secondo Wadah, in un ambiente completamente nuovo, in cui i blogger e i citizen journalist compensano l’assenza di copertura professionale sul posto. Si è così formata un’alleanza con i social network, anche grazie all’apertura di un centro di preparazione per blogger e attivisti, che hanno potuto apprendere i fondamenti del giornalismo e hanno aiutato moltissimo nel coprire i fatti della Primavera Araba.
Un’opportunità dunque, non una minaccia: essendo già sotto grande pressione politica, Al Jazeera ha sostenuto la democrazia attraverso la relazione con i media online.

Per quanto riguarda i numeri, le notizie proveniente dai social network sono state circa il 70% per la Tunisia, e fino al 90% per l’Egitto, durante i giorni della rivoluzione. Dato che il governo aveva bloccato il segnale di Al Jazeera, sarebbe stato impossibile coprire la storia così come è stato fatto, specialmente in Tunisia, Egitto e Siria.

Molti dei citizen journalist che hanno contribuito sono stati arrestati, altri sono rimasti feriti e altri, specialmente quelli che filmavano e caricavano immagini e video online, sono stati uccisi. I governi hanno compreso il rischio di perdere il controllo sui media e sul potere: gli attivisti sono persone coraggiose, creative, dinamiche, e soprattutto hanno una presenza capillare sul territorio. E’ necessario, secondo Wadah, incoraggiarli, dare supporto ed educarli affinché possano diventare citizen journalist ancora più intelligenti.

Abbiamo chiesto a Wadah come cambierà il ruolo dei social network ora che il particolare momento storico della rivoluzione è passato: secondo lui ora che la democrazia sta cominciando a prendere forma, per esempio in Egitto, Tunisia e Yemen, il ruolo dei SN non sarà più quello di sfidare l’autorità e far cadere regimi, ma diventare parte del dialogo nazionale per creare valori comuni e portare i paesi verso la stabilità, garantendo una società civile e diritti costituzionali.

Negli ultimi anni c’è stato un grande problema di fiducia tra il pubblico e i media tradizionali, specialmente perché questi ultimi servivano i centri di potere e gli interessi delle corporazioni. Ora, tuttavia, le persone hanno delle alternative: non hanno solamente uno o due canali televisivi per informarsi, ma i social network e molti canali TV. Inoltre hanno la possibilità di esprimere le proprie opinioni, discutere e verificare gli eventi che accadono.

Il monopolio del giornalismo dei centri di potere finirà, e la nuova era del giornalismo che ruota intorno alle persone, agli interessi delle persone, e alla ricerca della verità emergerà.

Vi invito a visionare l’intervista integrale, senz’altro più ricca di dettagli e spunti rispetto a questa mia breve sintesi.

Buona visione!

Intervistato.com @intervistato

Jacopo Paoletti @jacopopaoletti

Maria Petrescu @sednonsatiata

Matteo Castellani Tarabini @contepaz83