IL GIORNALISMO CULTURALE DALLE EX TERZE PAGINE AL WEB

Giornalismo culturale: quale futuro? Di questo si è discusso nel panel intitolato “Il giornalismo culturale dalle ex terze pagine al web”. L'incontro ha avuto luogo domenica 19 aprile, alle 12, nella sala del Perugino, Hotel Brufani. Sono intervenuti Stefano Chiodi, Università di Roma Tre, Marco Filoni, giornalista e ricercatore, Stefania Parmeggiani, La Repubblica, Antonio Prudenzano, Il Libraio.it e Ferruccio Sansa, il Fatto Quotidiano.

Negli ultimi anni il giornalismo culturale, online e cartaceo, è cambiato e adesso è a un bivio: per i pessimisti, non c'è futuro per gli articoli di cultura mentre gli ottimisti rilanciano dicendo che il giornalismo culturale non è mai stato cosi bello. In modo particolare, il principale cambiamento delle ex terze pagine deriva dall'egemonia del Web come mezzo di informazione. La rete, infatti, ha minato le certezze per il giornalismo, soprattutto per quello culturale.
Durante il dibattito, i relatori hanno cercato di definire cosa è esattamente il giornalismo culturale. Appesantito da vecchie categorie valoriali, il giornalismo delle ex terze pagine deve andare oltre le recensioni, le mostre e gli inserti settimanali. “Tutto il giornalismo – secondo Stefania Parmeggiani – è culturale. Altrimenti non sarebbe giornalismo”. Per evitare la creazione di un giornale “vecchio”, l'editore deve fare i conti con la richiesta, minima ma di un certo peso, di notizie e approfondimenti culturali. Questo lavoro consegna nelle mani del lettore gli strumenti necessari per trasformare la semplice informazione, anche di cronaca, in conoscenza. Stefano Chiodi ha aggiunto che “bisogna leggere la cronaca in modo culturale e non solo in senso quantitativo” perché il giornalismo non può essere fatto di soli numeri.
Il mondo economico sembra il vero antagonista del giornalismo culturale. Le due strade si incrociano continuamente: negli ultimi anni, l'unica scelta, coraggiosa, è quella di investire nel giornalismo. Per fare questo salto in avanti, c'è bisogno di cambiamento e apertura verso collaboratori giovani. “Il giornalismo culturale è affidato a 'penne vecchie' - ha commentato Marco Filoni - L'intellettuale deve capire il proprio tempo e i mezzi che questo tempo offre”. Tuttavia in Italia il giornalista culturale si è impigrito soprattutto nel linguaggio. Incapace di comunicare e informare il proprio pubblico, molto spesso utilizza un gergo specifico, poi “prende una cosa pop e la si condisce di paroloni”.
Un interessante progetto di giornalismo culturale è Doppiozero, sito internet di cultura, nato dall'idea di Stefano Chiodi, che ha voluto dare una vetrina a “personalità curiose che non avevano una rappresentanza culturale in questo Paese”. La grande sfida di Doppiozero è quella di essere un'associazione culturale noprofit che cerca forme alternative di finanziamento nella fedeltà dei propri lettori. “ L'impresa culturale non può avere un prezzo. Il paradigma economico sta creando una serie di conseguenze nella selezione dei contenuti” ha dichiarato Chiodi commentando lo scenario del giornalismo culturale italiano.

Con grande partecipazione del pubblico in sala, il dibattito si è concluso con una domanda: “C'è futuro per la professione del giornalista?”. Alcuni rispondono di sì con convinzione, altri titubano, altri ancora consigliano uno studio approfondito dell'inglese e c'è chi, come Ferruccio Sansa, ha dichiarato: “È il lavoro più bello del mondo ma non so nemmeno io se riuscirò ad arrivare alla pensione”.

Daniela Larocca