Liliana Faccioli Pintozzi

Sky TG24

Liliana Faccioli Pintozzi è nella squadra di Sky TG24 sin dalla fondazione del canale, prima come reporter e inviata, poi come corrispondente (dal 2007 al 2009 a Bruxelles, dal 2009 al 2016 a New York, ora a Londra).

Ha raccontato Presidenti e calciatori, elezioni e terremoti, attentati e prime cinematografiche. Tra le storie che ha seguito, la fine del pontificato di Giovanni Paolo II, il terremoto ad Haiti, il movimento Black Lives Matter e la nascita della Maggioranza Silenziosa che ha portato alla vittoria Donald Trump.

Dal 2009 al 2016 ha girato gli Stati Uniti nel tentativo di raccontarne le varie anime; embedded con il White House Press Corp durante i viaggi di Barack Obama in Europa, oltre alla politica ed economia a stelle e strisce e i maggiori vertici internazionali ha seguito (tra le altre cose) gli attentati di New York, Orlando, Dallas, Charleston e Boston, la strage di Sandy Hook e l’Ebola a Dallas, la morte di Muhammad Alì e la Marea Nera in Louisiana.

È co-autore del documentario Donald Trump, The Apprentice President (2016) e dello speciale Viaggio in America con reportage da Arizona, Nevada, Utah, Wyoming, South Dakota e North Dakota in vista delle elezioni presidenziali del 2016. Autore di vari reportage tra cui American Dream sull’immigrazione illegale dal Messico negli Usa (2015); The Lost Generation sui bambini siriani rifugiati in Giordania (2015); Il Mostro Di Cleveland su Ariel Castro, l’uomo che rapì, torture e imprigionò tre donne per dieci anni (2013); Del Colera E Di Altri Demoni sull’emergenza colera ad Haiti (2010); Walesa, da Solidarnosc all’Europa con un’intervista esclusiva al leader polacco (2009); Afghanistan 2009 embedded con l’Esercito Usa (2009).

È co-autore del volume Sergio l’Americano (Castelvecchi Editore, 2012) dedicato a Sergio Marchionne e in particolare all’operazione FIAT-Chrysler.

Liliana Faccioli Pintozzi partecipa a questi eventi:

11:15 - 12:15  domenica 9 aprile 2017
Centro Servizi G. Alessi
L'America di Trump: cosa avevamo sbagliato