@GlobalVoices al Festival: Cyber-attivismo, partecipazione, editoria sociale

5 Marzo 2012

di Paola D'Orazio

Dall'Iran alla Primavera Araba all'attuale situazione in Siria, spesso è la presenza sul posto dei citizen journalist a fare informazione e accendere l'attivismo. Senza esagerare con battute tipo "Twitter revolution", è vero che nei Paesi dove vige il lucchetto governativo sulla libertà d'espressione, i contenuti diffusi dai cittadini in loco e in tempo reale diventano fondamentali per conoscere e comprendere l'attualità e le particolari dinamiche interne, oltre che per dare una (piccola o grossa) mano a cambiare le cose.

Proprio in questi giorni, il polso duro del dittatore siriano Bashar Al-Assad - nell'assordante silenzio della comunità internazionale - sta causando decine, centinaia di uccisioni, inclusi una giornalista USA e un fotografo francese, rimasti uccisi la scorsa settimana in un agguato nella città di Homs, molto probabilmente dopo esser stati localizzati grazie ai loro cellulari satellitari. Significativa è la reazione di Andy Carvin, media strategist di National Public Radio (NPR), che dopo aver appreso la notizia da Tripoli scrive:

@acarvin: Uccidere cronisti e giornalisti partecipativi non ci impedirà di testimoniare. Non potete fermarci. #homs #syria

Esemplificativa è anche l'esperienza della blogger e attivista dei diritti umani Razan Ghazzawi, arrestata due volte in quattro mesi per essere una delle poche voci libere nel suo Paese.

E dopo il controverso referendum sulla nuova Costituzione - indetto dallo stesso presidente Assad la scorsa domenica, 26 febbraio - le proteste continuano, nonostante il Paese sia ancora stretto nella morsa della violenza, del sangue e delle repressioni. Se le potenze internazionali non hanno ancora raggiunto un accordo sulla necessità di esercitare una pressione sul sanguinario regime di Assad, i cittadini di tutto il mondo hanno fatto sentire la loro solidarietà al popolo siriano, che sta raccogliendo supporto e sostegno soprattutto in vista dell'anniversario delle prime manifestazioni di protesta in Siria. Scadenza che verrà segnata da una serie di manifestazioni in tutto il mondo per il prossimo 15-17 marzo, con preparativi ben avviati online.

Analogamente in Russia, in vista delle elezioni presidenziali (4 marzo) i partiti di opposizione, tentano di richiamare l'attenzione sia sulle politiche impopolari promosse dal Presidente Putin negli ultimi 12 anni, sia sulla sua condotta "scarsamente" democratica. Si va da atti di censura indiretta o palese autocensura. allo scarso pluralismo a manifestazioni pro-Putin con compensi e pullman, come hanno rivelato i netizen rispetto al "Puting" di Vladivostok. Ovvio, quindi, che anche qui le discussioni e i rilanci online assumono importanza vitale per la sopravvivenza della democrazia e l'informazione globale.

Difendere la libertà di espressione, tutelare il diritto dei citizen journalist a raccontare eventi ed esprimere opinioni senza timore di repressioni, persecuzioni e censure è uno degli obiettivi principali di Global Voices, rete internazionale di circa 500 netizen centrata sui social e citizen media, impegnata a selezionare, rilanciare e tradurre quei contenuti giorno dopo giorno e su basi non-profit. Dal 2004, anno della sua istituzione presso il Berkman Center dell'Università di Harvard, Global Voices dà forza e spazio ai citizen journalist, richiamando l'attenzione sulle conversazioni più interessanti e sulle prospettive meno (o affatto) battute dal mainstream, aiutando i lettori a districarsi tra l'imponente produzione di notizie e contenuti presenti online.

Il Festival di giornalismo internazionale di Perugia offre un'importante occasione di riflessione su questi temi, con i tre panel ad hoc sponsorizzati da Global Voices. Sabato 28 Andy Carvin (NPR), Julien Pain (France24), Matthew Eltringham (BBC) e Bernardo Parrella (Global Voices), moderati da Nicola Bruno (F5) discuteranno sulle modalità di selezione e verifica di questa "nuova" tipologia di fonti giornalistiche. Sabato 28 si parlerà anche di "Editoria sociale dentro e fuori Internet": John Oakes della casa editrice OR Books, Maria Cecilia Averame di Quinta di Copertina e il professor Augusto Valeriani dell'Università di Forlì-Bologna, si confronteranno sulle modalità di individuazione e valorizzazione di storie e contenuti prodotti da netizen e attivisti in ogni parte del mondo.

Ampio spazio sarà dedicato anche all'editoria digitale radicata nel sociale, partendo dall'esperienza di Ping the World, un innovativo progetto editoriale basato proprio sull'editoria sociale e partecipativa. Oggi che gran parte del dibattito pubblico sui temi di attualità avviene online, come si può salvaguardare e incrementare la conversazione globale? Le community aiutano o appesantiscono la crescita del giornalismo aperto? Questi alcuni degli interrogativi al centro dell'incontro, in programma per domenica 29, con Garret Goodman di Citizenside, Tony Curzon Price, direttore del sito di politica internazionale e cultura Opendemocracy e Antonella Sinopoli, coordinatrice editoriale dell'associazione culturale e sito d'informazione Voci Globali.

Nella due giorni del Festival non mancheranno - dunque - spunti e riflessioni interessanti sulle prospettive del giornalismo partecipativo e sul ruolo di un'editoria sociale che sappia analizzare e selezionare materiali prodotti dai netizen di tutto il mondo, ma anche - e soprattutto - "canalizzare" le potenzialità dei social media e delle tecnologie digitali sia per favorire lo scambio e la libera circolazione delle informazioni a livello globale, sia per fornire un contesto di lettura più ampio degli attuali scenari sociali in continuo cambiamento.