Post verità e post giornalismo

8 Aprile 2017

Anche quest'anno un appuntamento con Marco Travaglio al Festival del Giornalismo di Perugia. Ancora una volta il Teatro comunale Morlacchi fa il tutto esaurito con il direttore de Il Fatto Quotidiano.
Travaglio arriva sul palco con una collezione di quelle che considera "fake news": siamo sempre stati immersi in un mare di "balle" e la maggior parte di esse arriva dalla carta stampata e dalla televisione, dice in apertura. Il direttore del Fatto ricorda al pubblico che sono proprio i giornali a dettare la linea ai telegiornali e alle radio. Questi media, infatti, rilanciano costantemente le inchieste dei quotidiani e quasi mai sono loro a produrne. Il Fatto Quotidiano è assente dalle rassegne stampa, afferma Travaglio rivolgendosi a chi snobba il giornale da lui diretto.
Inizia la riflessione sulle fake news che avrebbero influenzato anche la vittoria del Presidente degli Stati Uniti, Trump: gli americani hanno eletto Trump perché volevano eleggerlo non per le notizie fasulle girate in rete, dice. E ricorda che le fake news sono state usate anche dai sostenitori della Brexit, così come dagli oppositori all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.
Travaglio inizia a sfogliare i plichi di rassegna stampa. Parte dal Referendum costituzionale dello scorso dicembre e afferma che la campagna referendaria è stata un concentrato di post verità e di false notizie. Una densità di non verità: i politici mentono per una predisposizione naturale, ironizza. I giornali dovrebbero smontare le loro bugie, secondo il professionista. Poi legge alcuni titoli dei quotidiani. Come quello per cui lo spread sarebbe arrivato a mille se avesse vinto il no. Oppure che non si sarebbero potuti combattere il cancro e altre malattie. O ancora l'articolo che annunciava recessione dell'Italia col calo del Pil dello 0,7 percento. Travaglio se la prende con le previsioni di Confindustria in caso di vittoria del no.
Non è la prima volta che l'Italia rifiuta di candidarsi alle Olimpiadi. La Raggi ha deciso di non ospitare le Olimpiadi 2024 così come fece Monti nel 2012 con le stesse motivazioni, ovvero per la mancanza di risorse adeguate. Ma i giornali italiani, secondo Travaglio, hanno raccontato le notizie in modo assolutamente differente. Prende i titoli dei principali quotidiani italiani che hanno inventato motivazioni esagerate che avrebbero giustificato il mancato svolgimento delle Olimpiadi nella Capitale. Se per Monti i giornali erano tutti d'accordo sul fatto che le Olimpiadi del 2020 non dovevano tenersi, invece qualunque decisione avesse preso la Raggi sarebbe stata sbagliata. Travaglio "difende" il Sindaco di Roma dai titoli di giornali. Anche sulla questione dello stadio della Roma critica i titoli stravaganti dei giornali italiani sulla decisione dell'amministrazione: "Tanto hanno torto a prescindere" ironizza Travaglio riferendosi ai Cinque Stelle.
Titoli gonfiati anche sul recupero dell'evasione fiscale. I 19 miliardi sono in realtà solo una stima e non quelli effettivamente recuperabili, afferma il direttore. Per non parlare delle stime sull'aumento del Pil e dei posti di lavoro, cifre poi smentite.
Caso Consip. Travaglio sostiene l'orgoglio per il fatto che il suo giornale ha dato per primo la notizia sull'indagine per appalti truccati nella stazione unica della pubblica amministrazione. "Hanno centralizzato pure le mazzette" ha detto riferendosi all'inchiesta portata avanti dalla Procura di Napoli che ha coinvolto alte autorità e cariche dello Stato. Ha lamentato il fatto che gli altri giornali hanno screditato lo scoop e non dato la giusta importanza.
Ironia anche su Berlusconi e sulle parole che avrebbe più volte usato per riferirsi alla Cancelliera tedesca Merkel: frasi imbarazzanti che il Fatto Quotidiano ha riportato e che non sono state mai smentite dall'ex Premier. Una chicca che il suo giornale ha pubblicato, snobbato da tutte le alte testate italiane. Parla anche di Renzi e delle dichiarazioni che l'ex Capo del Governo aveva rilasciato ai giornali dicendo di volervi ritirare dalla scena politica: cosa che poi non ha fatto e su cui Travaglio lo pungola.
Dunque il solito Travaglio contro tutto e tutti, senza peli sulla lingua, dirompente sul palco con una forte critica al modo di fare giornalismo che, a suo avviso, ha solo anticipato quelle che oggi vengono definite "fake news".

Alessandro Bottone