Come il digitale può salvare il giornalismo in Medio Oriente e nel mondo arabo

2017-04-6 11:45:00 2017-04-6 13:00:00 Europe/Rome Come il digitale può salvare il giornalismo in Medio Oriente e nel mondo arabo #ijf17   Non tutto ciò che è digitale è online, quindi perché è così difficile per l’industria giornalistica (specialmente nel Medio Oriente) capire che non tutto quello che è online è digitale? Quello che sta accadendo attualmente è una digitalizzazione della carta stampata, alla quale si accompagna una digitalizzazione dei modelli di business e di proprietà delle testate. Ma tutto questo non funziona più. Le regole di internet non lo permettono. Il fenomeno del clickbait è semplicemente il risultato naturale della nostra pigrizia collettiva nei confronti di questo mezzo. Avete bisogno di traffico per avere pubblicità, di inserzioni per fare soldi, di soldi per pagare i vostri giornalisti. Se il vostro tipo di giornalismo non è abbastanza eccitante, abbastanza interessante o persino non abbastanza sexy per ottenere il traffico di cui hai bisogno, la soluzione non sta nel livellarvi verso il basso e cambiare il vostro modo di fare giornalismo. La soluzione sta nel cambiare il vostro approccio verso il mezzo, non verso il messaggio. Il digitale ci può aiutare a mettere a nudo il giornalismo, privandolo di tutte le connotazioni relative al mezzo precedente e riportandolo al suo nucleo; un valore aggiunto. Il giornalismo non sono le notizie; il giornalismo è mettere quelle notizie in un contesto, spiegandolo. Il mezzo digitale vi permette di esplorare questioni più complesse con il vostro pubblico, di trovare modalità innovative e coinvolgenti per condividere tali questioni con il vostro audience. Fate una ricerca giornalistica approfondita, e poi pensate a come presentarla al meglio. Ciò implicherà anche una revisione di come definiamo i giornalisti, per non parlare della nozione che i giornalisti abbiano bisogno di una byline e di limiti di parole. Un’integrazione fra giornalisti e artisti che porterà a un nuovo ibrido di pensatori digitali, che possono fare ricerca, intervistare, citare, programmare e creare. Centro Servizi G. Alessi - Perugia

panel discussion | in lingua inglese (senza traduzione)

11:45 - 13:00   giovedì 6/04/2017

Centro Servizi G. Alessi

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Fatemah Farag
fondatrice Welad Elbalad Media Services
Sana Sbouai
cofondatrice Inkyfada
Farah Wael
cofondatrice Medina Media

 

Non tutto ciò che è digitale è online, quindi perché è così difficile per l’industria giornalistica (specialmente nel Medio Oriente) capire che non tutto quello che è online è digitale?

Quello che sta accadendo attualmente è una digitalizzazione della carta stampata, alla quale si accompagna una digitalizzazione dei modelli di business e di proprietà delle testate. Ma tutto questo non funziona più. Le regole di internet non lo permettono. Il fenomeno del clickbait è semplicemente il risultato naturale della nostra pigrizia collettiva nei confronti di questo mezzo. Avete bisogno di traffico per avere pubblicità, di inserzioni per fare soldi, di soldi per pagare i vostri giornalisti. Se il vostro tipo di giornalismo non è abbastanza eccitante, abbastanza interessante o persino non abbastanza sexy per ottenere il traffico di cui hai bisogno, la soluzione non sta nel livellarvi verso il basso e cambiare il vostro modo di fare giornalismo. La soluzione sta nel cambiare il vostro approccio verso il mezzo, non verso il messaggio.

Il digitale ci può aiutare a mettere a nudo il giornalismo, privandolo di tutte le connotazioni relative al mezzo precedente e riportandolo al suo nucleo; un valore aggiunto. Il giornalismo non sono le notizie; il giornalismo è mettere quelle notizie in un contesto, spiegandolo. Il mezzo digitale vi permette di esplorare questioni più complesse con il vostro pubblico, di trovare modalità innovative e coinvolgenti per condividere tali questioni con il vostro audience. Fate una ricerca giornalistica approfondita, e poi pensate a come presentarla al meglio. Ciò implicherà anche una revisione di come definiamo i giornalisti, per non parlare della nozione che i giornalisti abbiano bisogno di una byline e di limiti di parole. Un’integrazione fra giornalisti e artisti che porterà a un nuovo ibrido di pensatori digitali, che possono fare ricerca, intervistare, citare, programmare e creare.