L’inchiesta si fa local!

4 maggio 2014

“Storie d’inchieste nate per strada, di freelance e piccole redazioni. Questo è un appuntamento per raccontare case history sorte in Italia ed anche io sono qui per imparare.”

E’ con queste parole che Giuseppe Smorto, condirettore di repubblica.it, introduce la panel discussion tenutasi oggi alle ore 12,00 presso l’Hotel Brufani dal titolo “l’inchiesta si fa local!”

La prima inchiesta viene raccontata da  Carlo Bartoli, capo redazione a Prato del Tirreno, che ha affrontato il noto caso di un incendio divampato in un’azienda tessile della città toscana, in cui hanno perso la vita sette operai d’origine cinese.

Per Bartoli  questa indagine ha significato “scavare in un fatto di cronaca per approdare ad una realtà ben nota in città.” La vicenda è stata raccontata attraverso il tacito convergere degli interessi dei pratesi, possessori delle fabbriche, ed i cinesi, molto presenti sul territorio, che lavorano e vivono stipati nei capannoni.

“E’ stato difficile raggiungere la comunità cinese in quanto molto chiusa.”-Racconta Bartoli-“ ci siamo serviti di un blogger cinese che ha fatto da ponte tra i cinesi ed i pratesi.” I possessori delle fabbriche infatti conoscevano bene la situazione degli operari, ma hanno sempre chiuso gli occhi. Tant’è vero che successivamente alla strage hanno prontamente inviato una disdetta d’affitto per abusi edilizi.

La tragica vicenda non è servita soltanto a conferire risonanza al quotidiano, ma ha fatto riflettere i suoi giornalisti, che hanno poi scritto un manuale di autodisciplina interna su come gestire le informazioni in questi casi.

La seconda ad intervenire è stata Gaia Bozza, di fanpage.it, con la sua inchiesta sul carcere di Poggioreale. Una vecchia prigione sovraffollata dove il cibo non basta e si consumano quotidianamente violenze, un caso che ha persino destato anche l’attenzione della Commissione Libertà Civili dell'Unione europea.

Nel carcere di Poggioreale c’è inoltre la presunta “cella zero”, la cella delle torture, sulla quale la magistratura sta indagando dopo l’inchiesta di Fanpage.it che ha portato ad oltre 70 denunce da parte di detenuti.

Per la Bozza nella sua indagine è stato determinante il rapporto diretto con le fonti ed il fatto di essere giovani ha costituito non solo un fattore d’inesperienza, ma anche di curiosità ed incoscienza.
“Un viaggio intorno al tema del gioco d’azzardo” è stata l’indagine condotta da Diana Letizia, responsabile della redazione web del Secolo XIX, un viaggio interattivo indietro nel tempo. La prima tappa è nell’ottobre del 2007 con il caso della bufala dei 98 miliardi evasi dalle slot machine, un’inchiesta che prosegue, finché nel 2011 conosce una svolta, l’approdo sul web e i servizi della redazione con la telecamera nascosta. “ Il punto focale è stato l’approccio forte con le persone che combattono ogni giorno questo fenomeno. Dai tabaccai che dicono no alle slot machine, all’impegno di Don Gallo contro questa problematica ormai dilagante.” Ricorda la Letizia.

Altro caso di grande attualità è quello al centro dell’inchiesta condotta da Antonio Musella di Fanpage.it sulla terra dei fuochi. “Un classico caso di non detto in cui si poteva fare di più.” Lo definisce Musella. “Si è fatto molto negli ultimi sei mesi, ma non negli ultimi dieci anni, in cui il problema è stato banalizzato come una difficoltà etnica dei campani che hanno un problema coi rifiuti. Tuttavia non è una vicenda ancora giunta a risoluzione, c’è ancora bisogno di inchieste, di raccontare un’altra verità. Infatti il caso dei veleni non è solo campano, ma riguarda l’intero paese.”

Musella nell’intervento ha in particolare evidenziato l’attenzione di Fanpage.it per le inchieste ambientali e per i suoi utenti, perlopiù giovanissimi. Proprio per questo si è scelto un linguaggio estremamente semplice intervistando i medici ed i comitati presenti sul territorio.

L’ultima testimonianza è quella della giornalista freelance Raffaella Cosentino, che si occupa di emigrazione e in particolare di centri d’espulsione. La prima difficoltà sottolineata dalla Cosentino è l’opposizione della Prefettura, che spesso ostacola l’accesso a queste strutture, di cui è difficile descrivere la realtà. Altro elemento sono le morti sospette sui cui si tace, come è accaduto a Crotone e a Ponte Galeria. La giornalista ha spiegato come “in questo lavoro il punto di vista è fondamentale, come ha già detto Ezio Mauro. Io ho il mio personale punto di vista derivante dalla mia esperienza sul campo”.

È Giuseppe Smorto a chiudere l’incontro ricordando come sia stato esaustivamente risposto alla domanda “A cosa serve il giornalismo?” e annunciando la sua proposta di indire nell’ambito del Festival un premio per la migliore inchiesta locale.

Camilla Valli