Google e altri motori di ricerca sono soggetti al rispetto delle leggi europee sulla privacy. Una sentenza del 2014 ha offerto ai cittadini dell'Unione europea la possibilità di ottenere il "diritto di scomparire." I cittadini europei possono richiedere che i motori di ricerca eliminino i risultati nei quali appaiono, se vogliono che non siano mostrati. Ma non è tutto. Un caso giudiziario italiano ha esteso questa norma. Il sito Primadino aveva pubblicato una notizia riguardante il proprietario di un ristorante, coinvolto in un procedimento penale. Non avendo gradito quello che era stato scritto su di lui, il ristoratore ha intentato una causa, vinta in tutti i gradi di giudizio fino alla Cassazione. La decisione assunta dalla Corte può determinare che le persone citate in un articolo abbiano la possibilità di opporsi al modo in cui vengono descritte online chiedendo ed ottenendo che il sito elimini tutto il pezzo in cui appaiono o che, almeno, sia cancellato il contenuto ritenuto offensivo.

Si tratta di un caso recente, le cui implicazioni sono severe: come possono i siti web affrontare questa minaccia? Come possono difendersi o lavorare con un approccio comune, sia a livello giuridico che in campo politico? I direttori del New York Times, o di Toronto Star, o de la Repubblica, devono temere che un querelante in Belgio possa chiedere che una storia sia eliminata o corretta?