I social media stanno cambiando la guerra. Il ciclo di violenza seguito al 7 ottobre ha mostrato come il processo di raccolta, verifica e distribuzione delle informazioni sia entrato in una nuova fase, che coincide con la crisi dello spazio giornalistico-informativo così come lo conoscevamo. Alla battaglia fisica sul terreno si affianca ormai una battaglia digitale e mediatica che limita, o garantisce, l'accesso alle informazioni, l'accountability, e influenza l'opinione pubblica in sostegno o opposizione alle ostilitá.

L'accesso alle aree di conflitto per giornalisti e ricercatori è sempre più ristretto, motivo per cui i social media sono oggi una risorsa fondamentale nel raccogliere informazioni e intelligence a fonti aperte per inchieste giornalistiche, distribuire aiuti umanitari, e influenzare l'agenda e le decisioni di governi e politici. I social svolgono, spesso, il ruolo dei media tradizionali di verifica e debunking delle notizie. Allo stesso tempo, le influence operations sui social media da parte di attori statali e non-statali fanno ormai parte della strategia militare, come dimostrato dalle guerre in Ucraina e a Gaza. Le piattaforme non sono piú spazi civici neutrali, ma teatri di operazioni militari. Tanto i social quanto i media faticano a tenere il passo, aprendo una vera e propria crisi dello spazio giornalistico e informativo come lo conoscevamo.

La guerra sta cambiando, e con essa il modo di raccontarla. Come possono giornalisti e pubblico navigare le sfide e le opportunità che i social presentano?

Organizzato in collaborazione con Valigia Blu.

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