Terremoto: lo stato della ricostruzione e il ruolo del giornalismo

2018-04-15 17:00:00 2018-04-15 18:15:00 Europe/Rome Terremoto: lo stato della ricostruzione e il ruolo del giornalismo #ijf18 Sono trascorsi 20 mesi dai terremoti che hanno distrutto Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli. I temi della ricostruzione e delle grandi difficoltà che vivono migliaia di persone sono spariti dalle pagine di tutti i principali giornali italiani. La “bolla mediatica” del terremoto è svanita, eppure mai come in questo caso gli eventi sismici hanno contribuito a ridefinire e cambiare il ruolo dell’informazione, imponendo ai giornalisti nuove forme e nuovi strumenti. Agli approfondimenti – tipici della carta stampata – si sono aggiunti i reportage in tempo reale sul web. L’utilizzo degli smartphone (strumenti alla portata di tutti) ha spodestato quello delle telecamere consentendo a migliaia di cittadini (spesso colpiti in prima persona dalla tragedia) di produrre informazione, spesso di qualità: il citizen journalism, con una grande mole di contributi “dal basso” riversati sui social network, ha imposto ai giornalisti il confronto costante e quotidiano con chi vive nel “cratere”, tenendo a lungo alta l’attenzione e contribuendo fortemente ad animare polemiche e dibattiti pubblici. Tutto ciò è avvenuto in un contesto in cui – invece – l’informazione istituzionale è apparsa spesso del tutto assente. Il terremoto, insomma, ha contribuito fortemente a ridefinire i ruoli dei lettori e dei giornalisti, che mai come in questo caso sono stati costretti ad avere un rapporto collaborativo: i primi hanno rinunciato alla “passività” e sono sovente diventati “reporter”; ai secondi l’arduo compito di filtrare e verificare il flusso continuo di informazioni, costruendo narrazioni coerenti e veritiere. Ne discuteremo con giornalisti che vivono nel “cratere”, attivisti sociali e ricercatori. Centro Servizi G. Alessi - Perugia

panel discussion | in lingua italiana (senza traduzione)

17:00 - 18:15   domenica 15/04/2018

Centro Servizi G. Alessi

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Livia D'Andrea
volontaria Brigate di Solidarietà Attiva
Emidio di Treviri
Emidio di Treviri
Davide Falcioni
Fanpage.it
Mario Sensini
Corriere della Sera
Andrea Volterrani
Università di Roma Tor Vergata

Sono trascorsi 20 mesi dai terremoti che hanno distrutto Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli. I temi della ricostruzione e delle grandi difficoltà che vivono migliaia di persone sono spariti dalle pagine di tutti i principali giornali italiani. La “bolla mediatica” del terremoto è svanita, eppure mai come in questo caso gli eventi sismici hanno contribuito a ridefinire e cambiare il ruolo dell’informazione, imponendo ai giornalisti nuove forme e nuovi strumenti. Agli approfondimenti – tipici della carta stampata – si sono aggiunti i reportage in tempo reale sul web. L’utilizzo degli smartphone (strumenti alla portata di tutti) ha spodestato quello delle telecamere consentendo a migliaia di cittadini (spesso colpiti in prima persona dalla tragedia) di produrre informazione, spesso di qualità: il citizen journalism, con una grande mole di contributi “dal basso” riversati sui social network, ha imposto ai giornalisti il confronto costante e quotidiano con chi vive nel “cratere”, tenendo a lungo alta l’attenzione e contribuendo fortemente ad animare polemiche e dibattiti pubblici. Tutto ciò è avvenuto in un contesto in cui – invece – l’informazione istituzionale è apparsa spesso del tutto assente. Il terremoto, insomma, ha contribuito fortemente a ridefinire i ruoli dei lettori e dei giornalisti, che mai come in questo caso sono stati costretti ad avere un rapporto collaborativo: i primi hanno rinunciato alla “passività” e sono sovente diventati “reporter”; ai secondi l’arduo compito di filtrare e verificare il flusso continuo di informazioni, costruendo narrazioni coerenti e veritiere. Ne discuteremo con giornalisti che vivono nel “cratere”, attivisti sociali e ricercatori.










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