2019-04-5 14:00:00 2019-04-5 15:00:00 Europe/Rome Negli ultimi 18 mesi, gli omicidi di giornalisti negli Stati membri dell'UE hanno rimarcato quanto il periodo attuale sia pericoloso per i giornalisti investigativi nel continente. Daphne Caruana Galizia, Jan Kuciak e Viktoria Marinova stavano lavorando per scoprire la corruzione e il crimine finanziario prima della loro morte. I loro omicidi hanno contribuito a richiamare l'attenzione sul ruolo che i giornalisti svolgono in Europa nel difendere gli interessi economici dell'UE e nel tenere i riflettori puntati sugli stati corrotti. La cooperazione transnazionale tra giornalisti e network rende i giornalisti investigativi più efficaci, ma l'opportunità di scoprire aree sensibili di illeciti aumenta i rischi. Che tipo di protezione e supporto hanno i giornalisti nell'UE? I giornalisti indipendenti e impegnati in inchieste critiche lavorano spesso su campi di gioco sfavorevoli, in parte a causa della partigianeria e delle dinamiche proprietarie distorte dei media, che li marginalizzano. Questa marginalizzazione si aggiunge alla già esistente gamma di minacce legali (dalle cause per diffamazione al sequestro di materiale personale e professionale), pressioni da parte di funzionari governativi, minacce verbali, attacchi fisici e molestie online. Il panel esaminerà i rischi che i giornalisti investigativi devono affrontare in Europa e il supporto che hanno garantito. I giornalisti parleranno delle loro esperienze di pressioni, molestie, intimidazioni o attacchi associati al lavoro. Vedremo quali strategie i giornalisti investigativi e le loro redazioni stanno impiegando per proteggersi meglio dalle minacce. La discussione si sposterà quindi su ciò che le istituzioni europee dovrebbero e possono fare per proteggere i giornalisti investigativi, anche quando le minacce provengono specificamente da autorità di uno Stato membro dell'UE, o in risposta a inchieste su uno Stato membro, come nei casi di Caruana Galizia, Kuciak e Marinova. Organizzato in associazione con il Committee to Protect Journalists. Sala delle Colonne, Palazzo Graziani - Perugia

Negli ultimi 18 mesi, gli omicidi di giornalisti negli Stati membri dell'UE hanno rimarcato quanto il periodo attuale sia pericoloso per i giornalisti investigativi nel continente. Daphne Caruana Galizia, Jan Kuciak e Viktoria Marinova stavano lavorando per scoprire la corruzione e il crimine finanziario prima della loro morte. I loro omicidi hanno contribuito a richiamare l'attenzione sul ruolo che i giornalisti svolgono in Europa nel difendere gli interessi economici dell'UE e nel tenere i riflettori puntati sugli stati corrotti. La cooperazione transnazionale tra giornalisti e network rende i giornalisti investigativi più efficaci, ma l'opportunità di scoprire aree sensibili di illeciti aumenta i rischi.

Che tipo di protezione e supporto hanno i giornalisti nell'UE? I giornalisti indipendenti e impegnati in inchieste critiche lavorano spesso su campi di gioco sfavorevoli, in parte a causa della partigianeria e delle dinamiche proprietarie distorte dei media, che li marginalizzano. Questa marginalizzazione si aggiunge alla già esistente gamma di minacce legali (dalle cause per diffamazione al sequestro di materiale personale e professionale), pressioni da parte di funzionari governativi, minacce verbali, attacchi fisici e molestie online.

Il panel esaminerà i rischi che i giornalisti investigativi devono affrontare in Europa e il supporto che hanno garantito. I giornalisti parleranno delle loro esperienze di pressioni, molestie, intimidazioni o attacchi associati al lavoro. Vedremo quali strategie i giornalisti investigativi e le loro redazioni stanno impiegando per proteggersi meglio dalle minacce. La discussione si sposterà quindi su ciò che le istituzioni europee dovrebbero e possono fare per proteggere i giornalisti investigativi, anche quando le minacce provengono specificamente da autorità di uno Stato membro dell'UE, o in risposta a inchieste su uno Stato membro, come nei casi di Caruana Galizia, Kuciak e Marinova.

Organizzato in associazione con il Committee to Protect Journalists.