Persone lgbt e media nell'era dei diritti, vittime o protagoniste?

Le parole possono essere muri o ponti: possono creare distanza o aiutare la comprensione dei problemi. I giornalisti possono essere protagonisti di una narrazione che riduca il rischio di discriminazioni ma in quali termini i media ne parlano? Si parla di minoranza solo narrandone la condizione di vittima o accogliendone la voce dissonante, nuova, provocatoria? Dopo la conquista di una parte dei diritti civili in Italia, un interrogativo si impone: oggi perché fanno notizia le persone lgbt? Perché celebrano le unioni civili oppure per la strage di Orlando? O ancora per il ricorso al cosiddetto “utero in affitto” che solleva polemiche se messo in atto dai gay? Nei media compaiono percorsi obbligati: si parla di lgbt a proposito di conquista dei diritti, discriminazioni, eccentricità. Manca la voce. Potrebbe essere tutta colpa dei media generalisti che non sanno tracciare strade nuove oppure, al contrario, responsabilità del movimento lgbt che, avvitato nella logica della minoranza, non riesce a bucare gli schermi o le pagine dei giornali con proposte di ampio respiro. Da una minoranza ci si aspetta anche una visione politica e culturale, un tesoro di risorse nate dall'essere osservatorio di realtà poco rappresentate. Il panel indagando questi aspetti valuterà le proposte dei media in Italia e altrove, saggiando convergenze e differenze. Un esempio facile: gay e lesbiche si sono mobilitati per i minatori nell'Inghilterra del 1984. Caso unico?