Musica e gang, ragazzini e mafie, azione e fascinazione. Gli ultimi fatti di cronaca vedono spesso protagonisti ragazzini, spesso organizzati in bande criminali. A Milano come a Napoli o Londra o Parigi e in generale nelle periferie di molte città, le gangs sono il giovanissimo sottoproletariato delle organizzazioni criminali, quelle che si affrontano per dividersi porzioni di territorio, attività illecite, (innanzitutto lo spaccio di droga), che si marchiano per certificare la loro appartenenza al gruppo, che non si arricchiscono veramente come i clan veri, che muoiono giovani o finiscono in galera, che ascoltano la musica che narra le loro gesta. Si chiama “drill” (trapano), a volte “trap” è una musica che deriva dal rap, parla di pistole, droga, soldi, vita di strada, usa gli spari e i caricatori nelle sequenze ritmiche.

Gli accademici si dividono tra chi accusa i drillers di incitare alla violenza e mandare messaggi di morte a gangs rivali e chi invece li individua come espressione di una cultura underground neorealista. Proviamo a tracciare i confini del fenomeno e dei fatti di cronaca con Amalia De Simone, giornalista e autrice insieme a Simona Petricciuolo del documentario di rai 3 “Sound of gangs” che da anni si occupa anche dell’interazione tra giovani e fenomeni criminali per varie testate tra cui Valigia Blu. Con colei che è considerata la signora del rap europeo, Paola Zukar, autrice del saggio “RAP, una storia italiana” e manager di Marracash, Fabri Fibra, Madame, Clementino e tanti altri. Con Lirio Abbate giornalista e autore di “Barrio Milano” docuserie sulle gangs latine milanesi. Insieme a loro il rapper Real, figlio di un uomo considerato un narcos della camorra che canta “trema Napoli se parlo” mentre simula degli spari ma allo stesso tempo racconta il dolore di trovarsi in sistemi che portano spesso sull’orlo del baratro.

Organizzato in collaborazione con Valigia Blu.

Sostenuto da Revolutionary Eyewear - Occhiali Rivoluzionari 

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