Ecco i keynote speech #ijf15: Andy Mitchell, @jeffjarvis, @pilhofer

31 gennaio 2015 english version


La parola giornalismo fa pensare subito ai giornali, alle edicole, alle macchine da scrivere e alle videocamere. In questi ultimi giorni, uno dei temi ricorrenti nel dibattito globale sui media è stato quello del trend in ascesa delle messenger app: solo nelle ultime settimane Twitter ha lanciato il servizio di chat di gruppo, numerose testate hanno stretto un accordo con Snapchat per creare insieme Discover (un servizio news multimediale all’interno dell’applicazione), e da più parti si è analizzato il motivo della crescita recente di questo mercato, che ha visto anche in strumenti come WhatsApp una possibile opportunità (ne avevamo parlato qui). Il Guardian, intanto, ha lanciato ufficialmente il nuovo sito, dopo mesi di beta-test e richieste di feedback da parte degli utenti. Appare evidente come dallo stereotipo del taccuino e delle edicole, agli aggiornamenti nelle chat private su smartphone, ci sia in mezzo un intero mondo di rivoluzioni da raccontare, con nuove sfide e nuove parole d’ordine.

Il giornalismo non è più solo “giornali”, o “giornalisti”: in un contesto mediatico che appare quanto mai indecifrabile, di certo c’è che non serve più una piattaforma-giornale per fare e distribuire notizie, così come non è necessario essere professionisti del settore per raccontare qualcosa, e che è sempre più fondamentale confrontarsi col lettore in un rapporto paritario di scambio e rispetto (ne abbiamo parlato qui). Mentre qualcuno s’interrogava su quale potesse essere il futuro di una coabitazione fra carta e web, con gli anni su Internet piattaforme come Google e Facebook hanno fagocitato pubblicità e contatti, Twitter ha fatto da gigantesco news stream globale per ogni avvenimento in presa diretta, imponendo alla professione nuove sfide etiche e nuovi metodi di produzione e distribuzione.

Per raccontare questa evoluzione diventa necessario ascoltare la testimonianza di chi la sta vivendo da protagonista: i 3 keynote speech della prossima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo ospiteranno il direttore News e Global Media Partnership di Facebook Andy Mitchell, il direttore esecutivo del settore digitale del Guardian Aron Pilhofer, il professore della City University di New York Jeff Jarvis.

Andy Mitchell

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Facebook è ormai diventato il primo vettore di traffico per le testate online, una delle fonti di news più consultate dai lettori ed è il sito più visitato al mondo. Il social network si sta impegnando molto, dal punto di vista editoriale, per servire le media company e rendersi necessario per la diffusione e la consultazione di notizie.

Andy Mitchell è il direttore del comparto News e Global Media di Faceebok dal 2010, cioè è colui che si occupa della supervisione del lavoro editoriale della piattaforma e gestisce le partnership con le testate giornalistiche, sia tradizionali (CNN, NBC, New York Times) che propriamente digitali (BuzzFeed, Huffington Post, Upworthy). Per emittenti come CNN e NBC, per esempio, ha messo in piedi strutture in grado di integrare il lavoro dei network televisivi con i dati provenienti da Facebook, per garantire una copertura più massiccia e innovativa di alcuni grandi eventi (come le Olimpiadi di Londra e le elezioni negli Stati Uniti). Non solo distribuzione, dunque, ma anche creazione di contenuti.

Il suo background, non a caso, è comunque giornalistico: dopo 15 anni di collaborazione con  CNN.com e CNN Worldwide (come vice presidente del settore marketing digitale e membro del digital management team), ha lavorato anche come vicepresidente della sezione Business Development di The Daily Beast, occupandosi delle comunicazioni strategiche (dalla telefonia cellulare al SEO ai social media).

Andy Mitchell sarà ospite del Festival Internazionale del Giornalismo, e il suo keynote speech "Dall'edicola al news feed: Facebook e il passaggio al mobile" è previsto per giovedì 16 aprile alle 17, in Sala dei Notari.

Aron Pilhofer

Questa continua innovazione ha bisogno di idee, strutture, scelte che diventano esperimenti, strategie che si trasformano in consuetudini, diventano una costante della nuova editoria. In questo passaggio, le figure responsabili della migrazione al digitale diventano cruciali.

Aron Pilhofer è direttore esecutivo del settore digitale del Guardian: il suo compito è lavorare con i vari team editoriali della testata per sviluppare e implementare nuovi strumenti, con l’obiettivo di far crescere il pubblico, di coinvolgerlo maggiormente nel processo, e di innovare l’approccio dell’innovazione al contesto nel quale viene consumata - prettamente nel mondo digitale, sempre più in quello mobile. Prima di questo incarico si è occupato delle strategie digitali di un’altra storica testata di rilevanza mondiale, il New York Times, che ha lasciato a giugno del 2014.

Un impegno, quello per l’innovazione del settore, che non si esaurisce all’interno delle redazioni: Pilhofer è anche co-fondatore di documentcloud.org, un’organizzazione non-profit che intende facilitare la ricerca, l’analisi e la condivisione dei documenti online, e co-fondatore di Hacks/Hackers, creata per organizzare meglio e aiutare a far crescere la collaborazione fra giornalisti e esperti di tecnologia. Ad oggi Hacks/Hackers conta 2400 membri in tutto il mondo.

Aron Pilhofer raconterà la sua esperienza nel giornale inglese nel keynote speech "Rebooting a 200-year-old Startup. How the Guardian is making the transition to a digitally led newsroom", venerdì 17 alle 12, in Sala dei Notari.

Jeff Jarvis

In questa continua ricerca di un modello per il futuro, Jeff Jarvis è considerato da tempo un punto fermo nel dibattito globale: Jeff Jarvis professore associato e direttore del Tow-Knight Center for Entrepreneurial Journalism alla City University di New York e stimato critico dei media, col suo Buzzmachine, Jarvis segna da anni il terreno della discussione diffusa, garantendo il proprio lucido punto di vista sui temi riguardanti mass media, editoria e esercizio della professione.

Già presidente di advance.net e direttore di Entertainment Weekly e New York Daily News, la sua è un’angolazione che non dimentica mai di unire l’aspetto sociale, economico e culturale di questo passaggio storico: come già con Gutenberg, grazie al quale il mondo ha conosciuto un cambio di paradigma rivoluzionario sia in termini culturali che industriali, l’irruzione della Rete sta influendo fortemente sia nelle dinamiche umane che nei metodi di produzione (analizzati nei suoi “What Would Google Do?” e “Gutenberg the Geek”) lasciando per strada vecchi e nuovi dilemmi di carattere economico, filosofico, professionale.

To hell with mass media” è il titolo del keynote speech di sabato 18 aprile (alle 12, in Sala dei Notari) che terrà a Perugia, nel quale toccherà il tema della relazione con la comunità e del giornalismo come servizio pubblico.